"Dati climatici e risorse idriche 2025", AUBAC: "Siccità strutturale, temperature record e risorse idriche a rischio"
19 marzo 2026
"Dati climatici e risorse idriche 2025", AUBAC: "Siccità strutturale, temperature record e risorse idriche a rischio"
Dal 2020 al 2025, nelle cinque regioni principali del Distretto dell'Appennino Centrale, le precipitazioni annue sono risultate inferiori alla media storica in 26 anni-regione su 30. Non si è mai verificato un anno in cui tutte le regioni abbiano chiuso in surplus. Il 2025 è il terzo anno in questo periodo — dopo il 2022 e il 2024 — in cui tutte le regioni registrano deficit simultanei, e il primo in cui quei deficit sono distribuiti in modo uniforme su tutto il territorio, senza più aree di tenuta. Una tendenza strutturale, non una sequenza di eventi eccezionali. È questo il quadro che emerge dal Rapporto "Dati climatici e risorse idriche 2025", elaborato dall'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale (AUBAC) e presentato giovedì 19 marzo 2026 presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma. Il documento analizza le condizioni climatiche e idrologiche dell'anno 2025 su un distretto che si estende per oltre 42.000 km², comprende sette regioni — Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Molise, Toscana e Umbria — 901 comuni e circa nove milioni di abitanti. Nel 2025 le precipitazioni medie distrettuali si sono attestate al -12,5% rispetto alla norma storica, con i deficit più marcati in Abruzzo e Marche (entrambe -15%) e nel Lazio (-13%). Ma la sola quantità di pioggia racconta solo una parte della storia. Nel corso dell'anno si sono registrati 843 eventi di pioggia intensa — cumulate orarie superiori a 20 mm — con il 51% concentrati nel solo Lazio e un evento estremo da 176,2 mm in un'ora a Cepagatti (PE) il 24 agosto. Piogge rare, poi violente: esattamente il regime che non permette la ricarica delle falde sotterranee. Le temperature hanno contribuito ad aggravare il quadro: l'anomalia termica media annua è stata di +1,3°C rispetto alla norma 1991-2020, con punte di +4,8°C a giugno in Umbria — il mese più anomalo dell'anno, coincidente con il minimo pluviometrico stagionale. Il dato più preoccupante riguarda la neve. Le precipitazioni nevose nel 2025 sono risultate inferiori alla media del -81% — secondo anno consecutivo di deficit gravissimo dopo il -83% del 2024. In alcune aree montane dell'Abruzzo il deficit ha raggiunto il -99%. La neve non è solo un fenomeno invernale: è il principale serbatoio stagionale che storicamente alimenta le falde e i corsi d'acqua nei mesi da maggio ad agosto. Con le temperature invernali strutturalmente sopra la norma, le precipitazioni che un tempo cadevano come neve alle quote medie appenniniche cadono oggi come pioggia e defluiscono rapidamente, senza ricaricare il sistema. Il Rapporto introduce per la prima volta l'analisi dell'infiltrazione potenziale attraverso il modello AQUARUM, sviluppato in collaborazione con Acea Ato2. La quota di precipitazione che nel 2025 ha effettivamente raggiunto le falde è stata di soli 295,7 mm, contro i 423,2 mm della media storica: un calo del 30%. In Umbria e Abruzzo il deficit ha superato il 34%. I corsi d'acqua segnalano la crisi in modo diretto: il Topino a Nocera Scalo ha registrato una portata media di appena 0,25 m³/s, con portata nulla ad agosto; il Tordino a Teramo ha visto crollare le portate massime del -62,5%; il Tevere a Ripetta ha chiuso il 2025 con portate medie del -12,9% rispetto al quinquennio precedente. I laghi naturali del distretto restituiscono il segnale più immediato della crisi pluriennale. Il Lago Trasimeno — il più grande lago dell'Italia centro-meridionale — ha toccato in novembre il minimo storico delle misurazioni, con il livello a -1,70 m rispetto alla media 1991-2020, dopo aver perso oltre un metro complessivo dal 2020 al 2025. Il Lago di Nemi ha perso 1,84 m nello stesso periodo, raggiungendo il minimo assoluto dell'ultimo decennio. Il Lago di Albano ha registrato un ulteriore abbassamento di 49 cm nel solo 2025. Sul fronte della severità idrica operativa, nel 2025 sono stati necessari 1.312 interventi emergenziali — autobotti, turnazioni, fonti integrative, riduzioni di pressione — in centinaia di comuni di quattro regioni. L'Abruzzo ha registrato il picco con 149 comuni coinvolti e 789 interventi, pari al 60% del totale distrettuale. L'ATO 5 Lazio Meridionale (Frosinone) ha mantenuto l'allerta rossa per tutto l'anno. L'ATO Roma (3,9 milioni di utenti) è rimasto in severità media costante per dodici mesi. "Il 2025 ci consegna un dato inequivocabile: la siccità nel Distretto dell'Appennino Centrale non è più un fenomeno stagionale, ma una condizione strutturale che richiede una governance predittiva delle risorse idriche – ha dichiarato Marco Casini, Segretario Generale dell'AUBAC –. Le piogge di inizio 2026 sono una buona notizia, ma non bastano a colmare anni di deficit. Il monitoraggio integrato — precipitazioni, temperature, livelli piezometrici, indici di evapotraspirazione — è la base su cui costruire politiche idriche adeguate alla nuova normalità climatica del distretto". I mesi di gennaio e febbraio 2026 hanno portato precipitazioni eccezionalmente abbondanti su tutto il distretto, con anomalie del +190% nel Lazio, +146% in Umbria e +202% in Molise. Al 19 marzo 2026 la severità idrica distrettuale è classificata complessivamente bassa. Il recupero è reale e misurabile. Ma gli indici a 24 mesi — che misurano il bilancio idrico accumulato negli ultimi due anni — restano negativi in tutto il distretto: in alcune province adriatiche, come Pescara e Teramo, il deficit è addirittura peggiorato nonostante le piogge eccezionali di gennaio, perché il sistema acquifero profondo risponde con tempi che si misurano in anni. La neve, caduta in febbraio con temperature di 3°C sopra la media, è quasi assente alle quote medie appenniniche: il serbatoio stagionale che alimenta le falde in estate è entrato nella primavera 2026 fortemente deficitario. L'evento ha visto la partecipazione di Marco Villani, Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Viceministro dell'Ambiente Vannia Gava e del Presidente della Commissione Ambiente della Camera Mauro Rotelli. Il confronto tecnico ha coinvolto Nicola Dell'Acqua, Presidente di ARERA, Laura D'Aprile del Dipartimento Sviluppo Sostenibile del MASE, Barbara Marinali di ACEA e Utilitalia, Massimo Gargano di ANBI e Mario Rosario Mazzola della Fondazione Utilitatis. Il Vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto ha partecipato con un videomessaggio dedicato a coesione, riforme e investimenti per la sicurezza idrica. Il distretto dell'Appennino Centrale ha identificato un portafoglio di oltre 500 interventi strutturali per 8,46 miliardi di euro nel periodo 2024-2030: nuovi invasi, riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione, riuso delle acque reflue, ricarica artificiale delle falde e interconnessione tra sistemi idrici diversi. Strumenti a supporto di questa trasformazione includono il Digital Twin del distretto — un gemello digitale che integra telerilevamento, GIS, BIM, IoT e intelligenza artificiale per una gestione predittiva del territorio — e sistemi di monitoraggio avanzato incluso il robot Spot, per ispezioni in aree ad alta pericolosità. "La vera sfida – ha concluso Casini – è costruire un sistema di governance che metta in connessione dati, competenze e decisioni. Il Rapporto che presentiamo oggi dimostra che gli strumenti conoscitivi ci sono. Ora bisogna usarli in modo sistematico, senza aspettare che torni l'emergenza per ricordarsi che il problema esiste".
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